Teatrodelmela.itEventi culturali e curiosità da non perdere

Come nasce una superstizione nel mondo dello spettacolo? Il percorso che porta a riti ancora attuali

Giada Berninidi Giada Bernini· 25/08/2026 15:48
Come nasce una superstizione nel mondo dello spettacolo? Il percorso che porta a riti ancora attuali

Hai mai sentito dire che gli attori non devono pronunciare certe parole prima di andare in scena? O che c'è un'ombra maledetta su chi tocca il velluto rosso dietro le quinte? Queste credenze, apparentemente bizzarre, hanno radici profonde nella storia dello spettacolo e rappresentano qualcosa di affascinante: il modo in cui una comunità trasforma esperienze, coincidenze e paure in riti che definiscono l'identità collettiva. Cerchiamo di capire come nascono veramente queste superstizioni e perché, ancora oggi, attori e musicisti le rispettano con quasi religioso fervore.

Le origini: quando la pratica diventa leggenda

Immagina di essere un attore in un teatro del Settecento. Non hai assicurazioni, non hai uno stipendio garantito: tutto dipende dal numero di spettatori che pagano il biglietto quella sera. Una rappresentazione che va bene significa il pane sulla tavola; una che va male, significa fame. In questo contesto di incertezza totale, quando succede qualcosa di strano — magari un incidente durante la prova, una scenografia che crolla, un attore che si ammala — la mente umana cerca di dare un significato a questi eventi.

Perché è capitato proprio allora? Perché proprio durante quella scena? Nostra mente, biologicamente programmata per riconoscere pattern e connessioni, tende a collegare eventi causalmente anche quando non c'è alcun nesso logico. Funziona come quando pensi che un'azione ha causato un risultato solo perché l'una ha preceduto l'altro temporalmente.

Così, se un attore indossava un abito azzurro la sera in cui lo spettacolo andò male, ecco che l'azzurro diventa colore sfortunato. Se una commedia di Shakespeare rappresentava il male e la sala rimaneva vuota, il testo diventa maledetto. Questi episodi, ripetuti nel corso dei decenni da attori diversi, diventano tradizione orale della comunità teatrale.

Il ruolo della superstizione nel creare comunità

Qui accade qualcosa di straordinario dal punto di vista antropologico: la superstizione non rimane relegata ai sussurri dei corridoi backstage. Diventa un linguaggio condiviso, un codice che unisce. Quando tu, giovane attore, apprendi che non devi augurar "buona fortuna" prima di andare in scena (perché nella tradizione del teatro, si dice "rompiti una gamba"), impari un rituale.

Questo rituale ha un valore immenso: ti fa sentire parte di qualcosa che esiste da secoli. Ti connette agli attori che ti hanno preceduto, ai grandi maestri del palcoscenico, a tutti coloro che hanno condiviso la stessa paura di un pubblico freddo e la stessa speranza di una standing ovation.

Le superstizioni creano quello che potremmo chiamare una "memoria collettiva" della professione. Non sono semplici credenze irrazionali: sono il deposito emotivo di generazioni di artisti che hanno trovato, nel rituale, una forma di controllo su un'arte intrinsecamente incontrollabile. Perché è questo il fascino della performance: non puoi mai sapere veramente come andrà.

Da mito a realtà: quando la credenza si autoavvera

Qui arriviamo al cuore del fenomeno: cosa succede quando tutti in uno spettacolo credono fermamente a una superstizione? Supponiamo che tu sia dirimpetto a un musicista che è convinto di non poter suonare se prima non tocca il legno tre volte. La sera della performance, lui esegue religiosamente il suo rituale. Accade qualcosa di affascinante: il suo rituali riduce l'ansia.

Con una mente più calma e consapevole, la performance è migliore. Il pubblico, inconsciamente, avverte questa sicurezza e respond positivamente. Quindi — ecco il paradosso — la superstizione "funziona". Non perché il legno abbia poteri magici, ma perché il credere in qualcosa modifica il nostro comportamento e le nostre risposte neurobiologiche, attraverso quello che la psicologia cognitiva definisce come "effetto placebo".

Inoltre, quando una comunità condivide una credenza, essa diventa una sorta di contratto emotivo. Se tutti sanno che si deve evitare il vestito blu, e qualcuno lo indossa comunque e lo spettacolo va male, l'interpretazione collettiva della causa è già scritta. La superstizione diventa self-fulfilling prophecy: la credi, perciò agisci in modo da farla avverare.

Le superstizioni nei vari generi dello spettacolo

Interessante è osservare come diverse tradizioni performative abbiano sviluppato superstizioni caratteristiche. Nel teatro classico, non si recitano mai le ultime battute di una commedia durante le prove: si dice che "ruba" la magia della prima rappresentazione. Nel musical, la tradizione del gatto nero ha una storia affascinante: deriverebbe dalle gatte che i registi vittoriani mantenevano nei teatri per controllare i topi.

Nel mondo della musica classica, i concertisti evitano di eseguire le pagine finali di un brano nei giorni precedenti al concerto. Nel cinema, gli attori portano amuleti personali, piccoli rituali domestici prima di presentarsi sul set. Ogni genere ha le sue credenze, ma tutte condividono uno scopo comune: trasformare l'incertezza in illusione di controllo.

Perché le superstizioni persistono ancora oggi

Potremmo aspettarci che, con l'era moderna e la razionalità scientifica, le superstizioni dello spettacolo svanissero. Invece, crescono. Perché? Perché il fondamento di queste credenze non è l'ignoranza: è la psicologia umana. E la psicologia umana non cambia solo perché abbiamo internet.

Quando sei di fronte a un'incertezza radicale — e la performance live rimane la forma di arte più incerta che esista — cerchi strumenti per recuperare un senso di agency, di controllo. Un rituale, una superstizione, è esattamente questo: un'illusione di controllo che ha effetti reali sulla tua sicurezza e, di conseguenza, sulla tua performance.

Questo spiega perché perfino le star contemporanee, con tutte le loro risorse e la razionalità scientifica contemporanea, continuano a seguire rituali scrupolosamente. Non è irrazionalità: è intelligenza emotiva. Loro sanno bene che la credenza funziona psicologicamente, indipendentemente dalla sua base ontologica.

La lezione più profonda

Se pensi a come nascono le superstizioni dello spettacolo, impari qualcosa di universale sulla natura umana. Siamo creature che creano significato. Di fronte al caos e all'incertezza, tressiamo trame di senso. Queste trame — che si chiamino superstizioni, rituali o tradizioni — diventano il tessuto connettivo di una comunità.

La superstizione non è il contrario della razionalità: è la razionalità emotiva al lavoro. È il modo in cui trasformiamo la paura collettiva in una forza coesiva. Ed è bellissimo, se ci pensi, come un'intera comunità di artisti continui a tramandare questi riti, proprio come le leggende di un antico pantheon.

Giada Bernini
Giada Bernini

Giada vive a Parma ed è cresciuta tra i festival musicali locali. Ha trascorso una stagione lavorando come mediatrice culturale durante una rassegna d’arte contemporanea, dove ha curato visite guidate alternative per famiglie e curiosi, appassionandosi alle storie dietro le opere esposte.